What the FAQ, Sineglossa !

What the FAQ, Sineglossa !

Chi Siamo

Sineglossa applica i processi di ricerca e pensiero dell’arte contemporanea a contesti non artistici – imprese, centri di ricerca scientifica, Pubbliche Amministrazioni – con l’obiettivo di stimolare la nascita di nuovi modelli di sviluppo. Il mondo in cui viviamo ci pone di fronte a sfide enormi, dall’urgenza di contrastare i cambiamenti climatici alla rivoluzione tecnologica rappresentata dall’Intelligenza Artificiale: per rispondere a queste sfide è necessario cambiare il modo in cui agiamo, e prima ancora il modo in cui pensiamo. Gli artisti hanno le competenze per contribuire alla creazione di nuovi modelli. Non mi riferisco alle competenze tecniche, ma a quelle personali, le cosiddette soft skills: gli artisti rompono gli schemi precostituiti generando idee dirompenti, creano relazioni di natura empatica, imparano dai fallimenti: queste competenze, queste soft skills, sono le stesse che caratterizzano i processi innovativi, basta mettere insieme gli artisti e i contesti in cui si produce innovazione. Ecco, noi siamo il ponte che rende possibile questo collegamento.

In quali settore opera l’organizzazione e quali strategie mette in campo?

La nostra strategia si muove su un doppio binario: ricerca e azione. Da una parte ci sono i progetti di ricerca, attraverso i quali indaghiamo i bisogni relativi all’innovazione e sviluppiamo nuove metodologie in risposta ai bisogni individuati; dall’altra ci sono gli interventi che ideiamo e realizziamo, che agiscono principalmente su tre aree: Arte ed Economia, Arte e Scienza, Arte e Società. Queste tre aree spesso si intersecano, provocando ricadute l’una sull’altra e dando vita a ecosistemi in cui soggetti diversi lavorano insieme in vista di uno stesso obiettivo. Per sensibilizzare i pubblici ai nostri temi e diffondere le buone pratiche che scopriamo in giro per il mondo abbiamo inoltre creato un festival, art+b=love(?), il primo festival italiano espressamente dedicato al potere innovatore dell’arte. La casa madre del festival è Ancona, la città in cui ha sede la nostra organizzazione, ma da quest’anno abbiamo inaugurato una sezione “on tour”, realizzando incursioni a Verona, nell’ambito della fiera ArtVerona, e a Ivrea, nell’ambito di Datapoiesis, un progetto ospitato dalle ex Fabbriche Olivetti, che non a caso sono il sancta sanctorum della relazione tra cultura e impresa.

In che modo è possibile realizzare innovazione culturale nel nostro paese?

Portando la cultura fuori dai luoghi deputati alla cultura. Finché nell’immaginario collettivo la cultura rimarrà relegata al ruolo di “produttrice di intrattenimento” non si potrà parlare di innovazione culturale.
Il nostro riferimento è il Rinascimento, non quello delle cartoline patinate che vendiamo ai turisti, ma il periodo capace di produrre grandi innovazioni grazie all’incontro tra artisti, scienziati, umanisti, politici, uniti alla stessa corte per immaginare insieme nuovi scenari possibili, ognuno a partire dalla propria visione. È da questa influenza reciproca tra ambiti apparentemente distanti – da questa contaminazione – che siamo partiti per riportare la cultura a un ruolo attivo e integrato nella società.