Formazione

formazióne s. f. 1. L’atto, il modo di formare;
più spesso, il processo del formarsi, riferito a strutture fisiche, materiali; 
in usi fig., riferiti allo sviluppo psicofisico e intellettuale della persona, o, con senso attivo, all’educazione civile, spirituale e morale, o alla preparazione e all’addestramento specifici; con uso assol., l’età, il periodo della f., dello sviluppo fisiologico e psichico; anche il risultato, cioè l’insieme delle conoscenze e della cultura acquisite in un determinato settore specifico

Siete forse fra coloro che svolgono un lavoro che non esisteva ancora ai tempi in cui andavano a scuola? E quanti di voi, frequentando un liceo, si saranno sentiti dire che “apre la mente”?
Posso permettermi di rispondere “io sì” a entrambe le domande.

Da classicista (che da grande voleva tanto scrivere) prestata all’universo turbinoso dell’impresa 4.0 e delle start-up, voglio riappropriarmi del concetto – abusato e ripetuto fino allo sfinimento in un’affermazione un po’ stereotipata (il liceo apre la mente) e ribadire il sacrosanto e inestimabile valore di una mente aperta ed allenata alla flessibilità, specialmente quando parliamo di formazione e lavoro 4.0.

La percentuale di studenti che fra 10, 15 o 20 anni svolgeranno professioni che ora – nel 2017 – non esistono, si attesta attorno al 65%: quali percorsi formativi si possono offrire a questi ragazzi? Non possiamo instradarli a cuor leggero sulla via della formazione tecnica, incrociare le dita e sperare che la conoscenza di Java li metta al riparo dal futuro incerto. Perché l’unico progetto formativo che può rappresentare – per loro e per noi – un riparo dal futuro incerto, non può prescindere da una solida, coerente e condivisa cultura di base.
Mano a mano che il sistema lavorativo viene integrato – sempre più rapidamente – dalle scoperte scientifiche e tecnologiche, ci rendiamo conto che la competenza imprescindibile del lavoratore del futuro sarà l’attitudine a imparare cose nuove. Stiamo parlando di un sistema flessuoso di saperi in cui ambiti diversi di conoscenza si contaminano l’uno con l’altro; un sistema che garantisce le condizioni necessarie alle persone per innovare se stesse e le proprie capacità. Diciamo addio – forse per sempre? – all’estrema formazione specialistica.

Il lavoratore 4.0 avrà “una mente singolarmente aperta all’influsso delle circostanze” – questa è la descrizione che lo storico Edward Armstrong fa di Lorenzo De’ Medici -: un vero Uomo del Rinascimento, capace di mettere Scienza, Tecnica, Arte e Politica al servizio del saper fare.

Nicoletta Franchini

Per approfondire (e continuare a farsi domande):

Luca De Biase: Sui banchi per studiare cultura dell’innovazione – da Il Sole 24 Ore, 14 Ottobre 2017

Massimo Temporelli: Diventa ciò che sei. Impara a rispondere “Non dirmi cosa posso e non posso fare” da Centodieci, 21 Agosto 2017

Salvo Intravaia: Ivano Dionigi: “Si punti su chi coniuga scienza e cultura umanistica” – da La Repubblica, 17 Gennaio 2017

The Future of Jobs and Skills – report 2016 del World Economic Forum

 

 

 

Archetypes

Archetipi – video laboratorio alla ricerca delle soft skills

È semplice rispondere alla domanda “cosa so fare?” riferendosi alle proprie capacità pratiche (so parlare tre lingue, so leggere uno spartito musicale, so programmare un’applicazione…).

Ma è molto più raro avere l’occasione di riflettere sulle proprie capacità personali: so entrare in empatia col contesto in cui mi trovo, so trarre stimolo dall’entropia, so imparare dai fallimenti…

Eppure sono le capacità personali – le cosiddette soft skills – a differenziare una figura professionale rispetto a un’altra di pari competenze e a determinare il ruolo di un professionista all’interno di un team.

Che cos’è?

Un viaggio negli archetipi Junghiani – ad ognuno dei quali è associata una soft skill -, in cui, lezione dopo lezione, impareremo a conoscere il nostro profilo professionale da un altro punto di vista: quello delle qualità umane e relazionali.

Sei un guerriero, un creatore o un angelo custode?

A chi si rivolge?

A chi lavora spesso in team, ma anche a chi lavora da solo; a chi sta cercando un lavoro e si sta scervellando per scrivere il curriculum, ma anche a chi un lavoro già ce l’ha e vuole capire come farlo al meglio.

Come funziona?

È molto semplice: ogni due mercoledì, caricheremo sul nostro blog e sul nostro canale youtube, una video lezione tenuta da Alessia, in cui saranno presentati gli archetipi, in gruppi di quattro.

In calce al video e all’articolo, vi invitiamo a fare le vostre domande e ad esprimere le vostre riflessioni: risponderemo a tutti!

Contaminazione

A Bcreative abbiamo discusso molto della natura trasversale del settore culturale e della sua capacità di produrre innovazione sociale e crescita economica.

Ci siamo ritrovati meno soli, in un panorama europeo, nelle riflessioni su come la contaminazione dell’arte in settori non culturali possa produrre nuovi modelli sostenibili.

Gli artisti, infatti, possiedono delle competenze che usano costantemente nei processi di creazione, in maniera più o meno consapevole: la capacità di gestire le incognite, di  imparare dal fallimento, l’utilizzo del pensiero laterale per risolvere problemi apparentemente ineludibili. Si tratta di soft skills che mettono in campo nei loro processi creativi: sanno che spesso non ci sono strade lineari per arrivare a una soluzione e hanno imparato a considerare un valore non solo il prodotto finale, ma anche i passi che compiono per arrivare al risultato. Come per i più grandi esploratori, a molti di loro non importa la meta, ma il viaggio, nel quale ci si perde per scoprire luoghi fino a quel momento inaccessibili.

È’ facile immaginare come questa forma mentis possa essere fondamentale quando si vuole produrre innovazione: alle aziende serve ricordare questa banalità, che nella routine della produzione passa in secondo piano. La contaminazione tra questi due mondi oggi distanti ci fa immaginare un futuro in cui l’arte non è solo il bello, ma anche l’utile e in cui l’impresa non è solo l’utile, ma anche il bello.

D’altra parte un modello che partiva dalle stesse premesse è già stato sperimentato e validato: nel Rinascimento, uno dei momenti più ricchi di invenzioni della Storia, erano riuniti alla stessa corte artisti, letterati e scienziati. Chi si occupa di innovazione culturale e di ecosistemi imprenditoriali ha una sfida importante da affrontare: quali forme dare alle nuove corti, oggi?