Costruire una community

[Approfondimenti]

Intervista condotta da The Next Stop Marche a Emmanuele Curti (Materahub / Lo Stato dei Luoghi) e Federico Bomba (co-founder di Sineglossa e direttore scientifico di Nonturismo) – COSTRUIRE UNA COMMUNITY

1- Cosa sono i nuovi centri culturali, al centro della mappatura pubblicata recentemente da cheFare?

Curti: Negli ultimi anni si è maturato un percorso in cui mondo del lavoro e mondo della cultura hanno cercato di avvicinarsi. I nuovi centri culturali sono le imprese, le hub, i luoghi di rigenerazione territoriale che propongono un’agenda diversa in cui la cultura non è più quella cosa per il dopolavoro, non è solo momento di ozio, ma anche opportunità di LAVORO. La nuova figura degli operatori culturali – chiamati anche “manager”, “tessitori”, “rigeneratori” culturali – già nella molteplicità dei nomi mostra la difficoltà di inquadrare questa nuova professione. 

In questo frangente nasce l’esperienza de Lo Stato dei luoghi, che ad oggi conta l’adesione di oltre settanta realtà. Luoghi interessati da una rigenerazione territoriale, non solamente urbana, perché si tratta di un processo che agisce su un corpo totale, composto non solo da città – seppur la città ha ancora la meglio, perché ha una maggior densità di imprese culturali e presenza umana, mentre le aree interne soffrono di ANEMIA. Lo Stato dei Luoghi è rigenerazione di un codice, di un vocabolario, è un modo diverso di essere dentro ai luoghi e di costruire un nuovo senso di comunità, per cui la cultura diventa lo strumento fondamentale per ridefinire la nuova condizione del vivere.

 

2- Riattivare i territori per rigenerare tessuto sociale: oggi abbiamo una pluralità di offerta culturale, ma appare tutto molto slegato. Cosa manca alle organizzazioni culturali per essere efficaci?

Bomba: Agli operatori culturali è sempre mancato, da una parte, il riconoscimento esterno del grande lavoro che stavano svolgendo, dall’altra, una sufficientemente evoluta capacità di strategia e di management. Gli operatori culturali devono immaginarsi ENZIMI capaci di poter interloquire con diverse comunità proprio per mezzo della cultura; infatti, attorno alle comunità si incontrano diversi gruppi di interesse, aventi ciascuno sensibilità e linguaggi diversi – soggetti no profit, imprese, privati cittadini, soggetti giovanili, pubbliche amministrazioni, enti di ricerca – ovvero tutta una società che grazie alla cultura potrebbe tornare a parlare un linguaggio comune e dialogare attorno ad uno sviluppo organico. Altrimenti, il rischio è che si facciano tanti sforzi, ma nessun gruppo riesce a superare quel livello di ATTIVAZIONE che consente ai progetti di avere un IMPATTO. 

 

SPUNTO DI APPROFONDIMENTO (oltre l’intervista)

>>> A proposito della necessità di creare rete fra diversi attori sociali per mettere a profitto il potenziale cooperativo, leggi Nuovi ecosistemi ibridi per l’innovazione in cui si racconta la nascita di un nuovo network per la definizione di strategie e policy nazionali sul dialogo tra arte e imprese.

3- Relativamente alla capacità di fare networking e creare governance orientate al progetto, lo scopo de Lo Stato dei Luoghi è soddisfare la necessità di fare RETE o l’esigenza di costruire un SISTEMA di operatori?

Curti: Stabilire una rete diventa, necessariamente, un sistema. Abbiamo bisogno sempre più di fare SINTESI DI PERCORSI, in cui la scelta è di non usare la parola identità perché questa si ricollega all’ego, è una gabbia che tende a disgregare più che a unire, a rafforzare spinte centrifughe. Il nostro lavoro di attivatori culturali è un pensare collettivo che deve costringerci a trovare dei linguaggi comuni. Linguaggi che sappiano coinvolgere non solo i consueti pubblici. Purtroppo la cultura è ancora vissuta nella dimensione personale, mentre noi dobbiamo fare in modo che non sia solo un mezzo di ATTRAZIONE, ma una possibilità di ATTIVAZIONE di nuovi processi.

 

SPUNTO DI APPROFONDIMENTO (oltre l’intervista)

>>> Leggi L’alfabeto pandemico: per scoprire il progetto di rigenerazione dei codici linguistici promosso da Lo Stato dei Luoghi, tra cui ti proponiamo la lettura della lettera C come CONTAMINAZIONE.

4- Come tradurre il pensiero collettivo in un’azione di sistema, che agisce attivamente sui territori? Cosa consente di passare dal pensiero alla strategia? 

Bomba: La prima mossa è il passaggio dalla competizione alla cooperazione. Molte volte chi lavora alle cabine di regia sente la necessità di mostrare quanto si è più forti del borgo accanto; in un contesto globale si deve agire in un’ottica di cooperazione e di rete, per negoziare dei valori comuni. Tra l’altro questo rappresenta una strada per posizionarsi in maniera diversa rispetto agli Stati Uniti o alla Cina, che stanno dettando le loro linee perché noi ci troviamo ancora in un’Europa disgregata, frutto di una stratificazione storica e culturale millenaria e complessa, che non è facile far convergere. Se ci fosse una maggiore disponibilità all’ascolto e alla condivisione, anche le strategie brillanti, le idee creative e innovative, potranno rappresentare la terza via, dopo quella statunitense e quella cinese, per trasformare il pensiero in azione. 

 

5- Con il progetto NONTURISMO avete coinvolto gli abitanti del territorio in una forma di promozione, come è avvenuto? 

Bomba: NONTURISMO è una collana editoriale della casa editrice Ediciclo. La seconda uscita della guida è stata fatta su Ussita ed è stata scritta da una redazione di comunità che si è incontrata, per un anno, una volta a settimana, a Casetta Ruggeri, l’unico spazio polifunzionale rimasto dopo il terremoto. NONTURISMO è una provocazione: un libro che serve prima di tutto agli abitanti, come la bibbia delle sceneggiature delle serie tv, dove sono presentati i caratteri dei personaggi, i valori, il genius loci, che sono la base della storia e che devono essere rispettati anche da quel dialoghista che, dopo dieci anni, si ritroverà a lavorare su quella serie tv. Allo stesso modo, il racconto di Ussita è partito dal passato, per acquisire una serie di elementi da cui non si può prescindere. Da qui abbiamo lavorato sulle emergenze del presente e poi, attraverso l’invito di persone esterne, abbiamo portato visioni. Il libro viene a questo punto consegnato agli stranieri, ai Nonturisti, per guidarli in una modalità di viaggio che non è il turismo per crocieristi, ma è un Nonturismo per esploratori. NONTURISMO è una guida che non ha paura di vedere le SAE, non ignora le conseguenze del terremoto, non teme le contraddizioni del territorio. Attraverso NONTURISMO si viaggia per conoscere gli abitanti e, così, si conosce qualcosa in più di se stessi. 

 

SPUNTO DI APPROFONDIMENTO (oltre l’intervista)

>>> Puoi esplorare NONTURISMO per percorrere un viaggio verso luoghi ai margini, ma non per questo marginali, seguendo il racconto della comunità locale.

6- Cosa significa “redazione di comunità”

Bomba: NONTURISMO lavora individuando un soggetto locale, che si assume la responsabilità di costituire la redazione di comunità. Sineglossa sarebbe stata un estraneo COLONIZZATORE per la cittadina di Ussita, per questo è stata coinvolta C.A.S.A, una associazione che ha accompagnato il coordinamento della redazione di comunità incontrandosi settimanalmente, facendo cartelloni, bussando alle SAE porta per porta e chiedendo alle persone di partecipare alla stesura della storia di Ussita. Gli ussitani stessi sono diventati i primi testimonial della guida, perché hanno sentito che era il loro libro, il loro racconto, e sulla base di ciò l’hanno venduta e promossa per primi. NONTURISMO è sia una analisi di contesto per gli operatori culturali, sia una guida narrativa, da cui si possono costruire infinite progettualità (SPOILER: attiveremo un PARCO DI LAND ART nel territorio di Frontignano, sul tema dell’ABITARE TEMPORANEO IN UN TERRITORIO CHE MUTA)..

 

7- Potendo intervenire sul territorio marchigiano, in una dialettica tra costa e aree interne, di cosa il territorio dovrebbe popolarsi? 

Bomba: Ci sono molti soggetti capaci, ma manca la governance di queste realtà e serve tempo affinché ciò avvenga. Organizzazioni che hanno le competenze e sono attrattive per chi in questo momento vuole tornare a casa, come il nuovo movimento del south working. Ad esempio, le persone di C.A.S.A. sono tornate dopo il terremoto per dare una mano e hanno poi deciso di rimanere. Però non tutti hanno la stessa motivazione, per cui servono incentivi per dare possibilità ai soggetti locali di tornare sui territori, operatori culturali che sono dovuti andare a lavorare fuori dalle Marche, perché qui non c’era la possibilità di immaginare un futuro nella cultura. Il problema, non solo marchigiano, ma italiano, è la tendenza a valorizzare la conservazione dei beni culturali invece che la creazione di nuova cultura contemporanea. Manca la consapevolezza che la cultura fuori dai musei possa trasformare e impattare sul territorio. 

 

8- E’ possibile utilizzare la naturale dotazione dei piccoli comuni per attrarre queste nuove organizzazioni? E’ sostenibile come modello di sviluppo?

Curti: In questi mesi si sta notando un grande avvicinamento tra mondo del terzo settore/impresa sociale e mondo dell’impresa culturale, perché osserviamo che l’azione dei centri culturali ha IMPATTO SOCIALE. Quando un assessorato ai servizi sociali inizia a dare fondi ad un teatro per agire sui problemi degli adolescenti, si sta riconoscendo la correlazione tra arte e salute, si sta ammettendo che la cultura trasforma, attraverso il WELFARE CULTURALE. E la trasformazione diventa economia. La scommessa è in atto, con Lo Stato dei Luoghi ci stiamo lavorando.

 

9- La risposta alla sostenibilità è la convergenza tra cultura e impatto sociale?

Bomba: Questa è una delle risposte. Ogni progetto deve essere sostenibile così come ogni progetto deve essere culturale, la cultura deve diventare come l’ambiente, entrare in maniera trasversale in ogni settore, essere presente in ogni progetto e discorso. La tecnologia deve avere anche contenuto, altrimenti gli esseri umani, senza relazioni e contenuti, si sentono soli. E la cultura questo ruolo svolge. 

Con Rita Soccio, assessore alla Cultura del Comune di Recanati, stiamo creando un progetto rivolto agli adolescenti, lavorando con degli illustratori e sviluppando le soft skills legate alla solidarietà, in cui misureremo anche il benessere che tale progetto produce. La cultura può fare tanto per il benessere psicofisico, anche nel mondo delle imprese. Le aziende producono fatturato se le persone sono creative, motivate, se  vivono bene e pensano bene, per cui anche la cultura può fare tanto se agisce come elemento trasversale per agganciare tutti gli esseri umani. 

 

SPUNTO DI APPROFONDIMENTO (oltre l’intervista)

>>> A proposito della cultura che dovrebbe entrare in maniera trasversale in ogni progetto e discorso, ecco un esempio: Federico Bomba intervista Rita Soccio, Assessore alla Cultura del Comune di Recanati, a proposito del progetto Cultura e Benessere, binomio inteso come asset strategico per coltivare il benessere psico-fisico delle comunità. Qui trovi la registrazione dell’incontro.

Per vedere o rivedere l’intervista condotta da The Next Stop Marche a Emmanuele Curti (Materahub / Lo Stato dei Luoghi) e Federico Bomba (co-founder di Sineglossa e direttore scientifico di NONTURISMO), basta spostarsi di un click Qui 

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