Storie di resistenza alla didattica a distanza

[Approfondimenti]

All’inizio le avevo chiamate le mie studentesse invisibili, perché non sapevo nulla di loro, non le avevo potute vedere. Loro sono le studentesse del corso di Elementi di Informatica per la Comunicazione che tengo presso il corso di Laurea in Scienze della Comunicazione della Libera Università di Bolzano. Il motivo della mia temporanea cecità erano gli strumenti tecnologici che avevo dovuto usare per insegnare. A volte tali strumenti non mi permettevano di vedere il video dei miei studenti; altre volte, gli studenti stessi decidevano di tenere la telecamera spenta immergendosi in un contesto di completa invisibilità.

Velocemente però ho imparato a conoscerle; sapevo di loro, anche se non le avevo mai incontrate nel mondo fisico. Se qualcuna mancava a lezione me ne preoccupavo e non penso di avere mai dedicato così tanto sforzo a un corso. Tanto meno ricordo classi così motivate e attive.

Erano gli inizi di Marzo. Eravamo tutte spaventate e ognuna di noi faceva del suo meglio per potere continuare a imparare, a stare insieme almeno virtualmente. Non facevo in tempo a mandare un messaggio nel forum che arrivavano risposte, riflessioni interessanti, testi e immagini di vite confuse. Contemporaneamente, i video sono rimasti accesi e abbiamo provato vari sistemi per condividere, riflettere e quindi imparare cose nuove, anche incontrandoci virtualmente al di fuori degli orari del programma di studio. Le studentesse (e gli studenti) hanno quindi preso padronanza del forum e lo hanno gestito da soli raccogliendo riflessioni importanti che hanno influenzato il contenuto stesso del corso.

Insieme abbiamo cercato di riflettere sul ruolo delle tecnologie nella nuova vita COVID e gli studenti in gruppi remoti hanno lavorato a un progetto di loro scelta. 

 

Per proseguire la lettura si rimanda allarticolo originale scritto su commonfare dalla Professoressa De Angeli Antonella.

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